LE VIGNE E LE SCIARE

Le vigne sono in buona parte molto antiche, e alcune superano i 100 anni. Le loro radici affondano in un terreno unico al mondo: nei molti strati di sciara che il grande vulcano ha eruttato nel corso dei millenni. E ogni sciara (così i siciliani chiamano la vecchia lava, secondo l’etimo arabo) custodisce per le uve un diverso gruzzolo di minerali.
Talvolta finisce anche per dare il nome ad una contrada, dove non di rado le vigne riempiono strette terrazze, tenute su da muretti a secco di pietra lavica.
E così, tra lave, ceneri e ginestre, ogni contrada ha il proprio carattere, la propria voce: incisa nel terroir che la ricopre, e che Giuseppe restituisce nei vini.

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San Lorenzo (12 ettari), alle porte di Randazzo, adagiata sulle pendici basso-montane del vulcano, tra i 700 e gli 800 metri, deve forse il nome al culto del santo, legato alla presenza di un nobile aragonese. I vigneti crescono su colate laviche non molto antiche, che hanno formato suoli giovani e porosi, ricchi di spigolose pietre vulcaniche che garantiscono un ottimo drenaggio, e che lasciano spazio a qualche affioramento della roccia madre (quella cioè che genera i suoli, lo strato profondo della contrada), dovuta ad una colata del V secolo a.C.. La stessa che possono aver visto i coloni greci che si insediarono proprio in quell’epoca nell’alta valle dell’Alcantara.

Feudo (6 ettari), il cui suolo già gli antichi greci (quelli che abitavano l’insediamento dal quale sarebbe nata l’attuale città di Randazzo) avevano scoperto profondo e generoso, impiantandovi proprio la vite, si caratterizza per il microclima influenzato dai venti che soffiano dal Valdemone.

Feudo di Mezzo (un ettaro), nelle vicinanze di Passopisciaro, si estende su un ampio ripiano interposto tra due colate laviche che disegnano una terra aspra e irregolare, con toni prevalentemente scuri, e con una apprezzabile porosità.